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La materia ritrovata

13 ottobre 2020

Nuove opportunità creative e tecnologiche per l’utilizzo della pietra e della ceramica in architettura

Di Enrico Leonardo Fagone

 

Tra le produzioni di semilavorati ceramici e lapidei si è potuta registrare negli ultimi anni un’evoluzione significativa sia sotto il profilo tecnologico che da un punto di vista strettamente estetico-formale, rintracciabile in un’offerta variegata di soluzioni messe a disposizione del progettista.

 

Se in una prima fase sono state perfezionate tecniche come la stampa digitale o la realizzazione di lastre di grandi dimensioni con spessori estremamente ridotti e più recentemente si sono affermati rivestimenti dotati di proprietà ‘bioattive’ e antibatteriche, la nuova sfida è rappresentata oggi dall’ottimizzazione delle risorse e dei processi di fabbricazione in funzione della sostenibilità.

 

Nel trend ormai consolidato che ha condotto l’industria del settore a realizzare rivestimenti dalle caratteristiche superficiali, cromatiche e tattili verosimili alle essenze naturali del legno, alla densità dei materiali metallici o ancora rivolti al recupero di tecniche primarie e prassi decorative tipiche delle ceramiche di produzione popolare o riferibili a storici distretti presenti in Italia in Europa, assistiamo gradualmente allo sviluppo di nuove soluzioni. Dalla messa a punto di rivestimenti per esterni, come facciate sempre più efficienti sotto il profilo energetico, ai più tradizionali rivestimenti interni per pavimenti e per pareti, sino ai temi del recupero e della semplificazione della posa in opera.

 

Un processo di innovazione che coinvolge non soltanto tecnici e specialisti ma anche gli stessi architetti e designer, sollecitati a promuovere un diverso approccio progettuale nel quale convergono nuove esigenze di mercato, aspetti tecnico-applicativi e un mutato contesto normativo incentrati sulla salvaguardia ambientale e su specifici requisiti di flessibilità d’uso.

 

       

 

        
Le sperimentazioni condotte da King & Miranda Design con il CTAP, Centro Tecnologico Avanzato della Pietra di Macael (Spagna) per la realizzazione di elementi ceramici ricomposti a partire da polveri, resine e agglomerati di altri materiali metallici e vetro. I procedimenti adottati permettono di conferire alla materia leggerezza, trasparenza e ventilazione.

 

Tra le realtà da tempo impegnate in tale direzione può essere considerato lo Studio King & Miranda Design, attivo da molti anni nel campo del disegno industriale.

 

Oggi guidato da Santiago Miranda, lo Studio King & Miranda Design ha condotto significative esperienze nell’ambito della progettazione per l’industria della pietra e della ceramica, a partire dalla collaborazione con il CTAP Centro Tecnologico Avanzato della Pietra di Macael (Spagna) sino alla realizzazione di EC Wall, un innovativo sistema per la costruzione di pareti con rivestimento ceramico senza impiego di collanti, caratterizzato da inedite prerogative funzionali e formali.

 

King & Miranda Design sta sviluppando con Margraf, tra le maggiori aziende a livello internazionale specializzate nell’estrazione e lavorazione del marmo e della pietra, frameStone, una nuova gamma di rivestimenti ottenuti mediante l’utilizzo di tagli di lavorazione prodotti durante l’intero ciclo di estrazione.

 

A Santiago Miranda abbiamo chiesto di illustrare gli esiti del lavoro svolto e le possibilità di applicazione.

 

“Nel corso degli anni abbiamo esplorato il mondo della pietra e della ceramica studiandone i processi di produzione. Da sempre nella storia dell’architettura, e nell’antichità in particolare, i progettisti si sono distinti per essersi specializzati in un certo tipo di realizzazioni; con la pietra in Italia, con il legno in Giappone ad esempio. Oggi le tecnologie per costruire stanno rapidamente cambiando e se fino a poco tempo fa la frontiera era rappresentata da edifici sempre più arditi sotto il profilo strutturale e formale, l’attenzione si sta spostando progressivamente sulla relazione che un nuovo manufatto può stabilire tra struttura e ‘pelle’, tanto all’interno quanto all’esterno. In alcune nuove costruzioni la messa in evidenza degli ‘esoscheletri’ rappresenta un’opportunità per l’utilizzo innovativo dei materiali tradizionali e di nuovi materiali in accordo con prestazioni sempre più elevate in termini di efficienza, durata e flessibilità compositiva.

 

Su questi principi sono nati progetti come EC Wall, per Emilceramica, dove per la prima volta la ceramica, tradizionalmente materia ‘permanente’ e opaca, ha visto una duttile opportunità di impiego, potendo offrire nel contempo permeabilità visiva, tridimensionalità e non ultime facilità di posa e flessibilità, senza l’impiego di collanti ma grazie ad un sistema modulare per pareti provvisto di un telaio metallico.

 

 

    
EC Wall, sistema modulare per pareti in ceramica con elementi trasparenti e fori di ventilazione. Il rivestimento è sorretto da un telaio metallico sottostante. 

 

L’inserimento di fori, sezioni trasparenti e le stesse tecniche di taglio mediante laser sono state sperimentate con il CTAP di Macael, unitamente all’idea di ricomporre la ‘materia prima’ sotto forma di polveri miscelate a resine e con inserti di elementi diversi.

 

Nel caso di frameStone abbiamo applicato un procedimento inverso rispetto a quanto solitamente accade dal momento di estrazione della pietra, proponendo una ricomposizione di blocchi a partire dall’assemblaggio dei tagli prodotti in gran numero nelle normali fasi di lavorazione.

 

L’esempio qui illustrato si riferisce a delle lastre di Fior di Pesco Carnico, un’esclusiva di Margraf che ne possiede le cave. Le geometrie e le molteplici permutazioni sono ottenute mediante l’orientamento dell’asse di taglio e pure le venature, solitamente vincolanti per le dimensioni delle lastre, divengono un elemento peculiare di personalizzazione.”

 

   
l progetto frameStone per Margraf per la produzione di lastre in pietra ricomposta di King & Miranda Design. La differente disposizione permette inedite opportunità compositive. 

 

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